Ance Palermo
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03-03-2019

Riforma appalti, Ance Palermo fa chiarezza su alcuni punti

Negli ultimi giorni i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil siciliane hanno difeso l'attuale sistema di aggiudicazione degli appalti, contro la riforma da tutti auspicata. Il presidente di Ance Palermo Fabio Sanfratello interviene per fare chiarezza su alcuni punti. 

"Il meccanismo automatico di aggiudicazione degli appalti pubblici, previsto dal vigente Codice dei Contratti, per i lavori fino a due milioni di euro, in poco più di un anno e mezzo dalla sua introduzione, ha provocato un vertiginoso aumento dei ribassi d’asta, che hanno già abbondantemente superato la soglia del 40 %, continuando ad aumentare progressivamente.
Ribassi così elevati inducono, inevitabilmente, a risparmiare sulla qualità delle opere e sulle misure di sicurezza per i lavoratori, oltre al fatto che i lavori restano, spesso, incompiuti e le imprese falliscono. Questi ribassi, inoltre, avvantaggiano le imprese colluse che hanno interesse a riciclare denaro, più che a guadagnare onestamente nella realizzazione delle opere.
Per i lavori di importo superiore, fino a poco oltre i cinque milioni, il meccanismo è, invece, quello della cosiddetta offerta economicamente più vantaggiosa, che, oltre al ribasso, prevede l’attribuzione di un punteggio per le proposte migliorative presentate dalle imprese concorrenti.
Ora, sia per i ristretti margini di modifica del progetto, che per il basso contenuto tecnologico delle opere, si verifica, però, che le proposte migliorative delle imprese siano, quasi sempre, molto simili e conferiscano, inevitabilmente, una enorme discrezionalità nell’attribuzione dei punteggi, alla commissione aggiudicatrice, consentendo favoritismi e corruzione. Inoltre, anche in questo caso, i ribassi rimangono molto alti, con tutte le considerazioni già fatte precedentemente.
Per questo motivo sia l’Ance, Associazione dei Costruttori, che tutte le associazione delle imprese edili artigiane e cooperative e delle imprese impiantistiche hanno, da tempo, sollecitato il Governo e l’Assemblea Regionale a modificare questa normativa, nel rispetto delle prerogative dello Statuto Regionale e sulla scia di quanto fatto da altre Regioni a Statuto autonomo.
In questo contesto, è, pertanto, assolutamente sorprendente la nota con la quale i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil siciliane, Michele Pagliaro, Sebastiano Cappuccio e Claudio Barone difendono l’attuale sistema, affermando che una sua modifica costituirebbe “un pericoloso ritorno indietro sul fronte della legalità economica e del lavoro, a partire dalla questione della sicurezza, della qualità di ciò che viene realizzato”.
Ed è ancor più sconcertante che gli stessi signori, anziché dare il loro contributo alla discussione aperta tra le associazioni imprenditoriali con l’assessore Falcone e la competente Commissione Legislativa, per una migliore formulazione della norma regionale, addirittura presentino una diffida al Parlamento Regionale di astenersi dall’approvare qualunque modifica alla legislazione attuale.
Ci chiediamo se questi signori pensano, realmente, di difendere, in questo modo, gli interessi dei lavoratori. Ci chiediamo se pensano, realmente, che con questi ribassi sia possibile, per le imprese, sostenere il costo degli aumenti salariali che hanno ottenuto nell’ultimo contratto nazionale, oppure il nuovo costosissimo sistema di assistenza sanitaria integrativa per i lavoratori, o il sostegno al prepensionamento e all’occupazione giovanile.
Ci chiediamo, infine, se il sindacato dei lavoratori delle costruzioni, con il quale, quotidianamente, affrontiamo le enormi difficoltà indotte da questa spaventosa crisi del settore e che conosce i problemi meglio dei loro referenti regionali tuttologi, non intenda dare un contributo positivo alla discussione in corso sulla modifica dei criteri di aggiudicazione, anziché trincerarsi nella difesa delle posizioni espresse dai suoi leader".