Ance Palermo
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11-03-2019

Inaugurato il giardino alla memoria dell'imprenditore edile Salvatore Pollara

Commozione per l'uomo e rispetto per l'imprenditore. E' stato ricordato così, lunedì 11 marzo, a Bonagia, Salvatore Pollara, l'imprenditore edile ucciso dalla mafia l'11 marzo di 36 anni fa per essersi opposto al pizzo. 
Da oggi, nella piazza Maria Santissima di Pompei, proprio accanto alla chiesa della Madonna di Pompei, costruita dalla ditta Pollara e il cui altare è già stato dedicato alla memoria dell'imprenditore, c'è un giardino della memoria a lui dedicato con un cippo che ne ricorda impegno e sacrificio. 

Salvatore Pollara fu assassinato la sera dell’11 marzo 1983, sotto casa, in via Montuoro per essersi opposto a tentativi di estorsione. La sua macchina è stata bloccata da due killer che hanno fatto fuoco ripetutamente, uccidendolo sul colpo.

La sua era una famiglia di imprenditori edili e lui, con i suoi fratelli, aveva portato avanti l’azienda, alla quale si era dedicato con passione e grande senso della giustizia. E proprio in nome di questo senso di giustizia, quando il fratello Giovanni è stato fatto sparire con il sistema della «lupara bianca», Salvatore aveva subito denunciato l’accaduto, collaborando con la giustizia e dando un significativo apporto alle indagini con la testimonianza nel processo che ne seguì. Quando sono cominciati i primi tentativi di richiesta del pizzo, ha denunciato tutto alle forze dell’ordine, rifiutando qualsiasi tipo di tutela. È stato vittima di minacce sempre più pressanti, di attentati incendiari nei suoi cantieri, pedinamenti e intimidazioni di ogni sorta.

Le indagini relative alla sua uccisione sono state riaperte nel 1996 in seguito alle notizie fornite sull’omicidio dal collaboratore di giustizia Francesco Paolo Anzelmo. La sentenza della Corte di Assise di Palermo del 29 gennaio 2001 n. 4, confermata dalla Corte di Assise di Appello di Palermo del 6 giugno 2001 n. 27, passata in giudicato il 19 giugno 2002, ha accertato la responsabilità dello stesso Anzelmo nell’omicidio di Salvatore Pollara.

L’imprenditore per molti anni aveva operato nel campo dei lavori privati e pubblici, in special modo nei restauri monumentali di edifici di grande pregio artistico e storico quali ad esempio la Cattedrale di Palermo, il Castello di Caccamo, San Mamiliano, San Giorgio Dei Genovesi, San Domenico. Per la sua precisione sul lavoro, la sua impresa era stata punto di riferimento di diversi enti pubblici e privati in Sicilia.

A portare avanti il suo nome, oggi, sono i figli che curano l’azienda di famiglia, la Pollara Costruzioni. “Mio padre era un imprenditore edile di quelli all’antica che aveva fatto tutta la gavetta – racconta la figlia Giusi, componente del direttivo di Ance Palermo, l’Associazione dei costruttori edili - una persona distinta, onesta, autorevole, che ha lasciato un ricordo indelebile in tutti quelli che lo hanno conosciuto”.

“Ci sono voluti 36 anni perché Salvatore Pollara venisse ricordato come merita – commenta il presidente di Ance Palermo Fabio Sanfratello –. Lui ha vissuto e lavorato in anni in cui fare l’imprenditore edile era mestiere assai rischioso e denunziare gli estorsori cosa assai rara. Oggi, per fortuna, questo sistema che in Sicilia ha fatto troppe vittime ha vita molto più difficile grazie al coraggio di sempre più imprenditori che denunziano e che non vengono lasciati soli nella loro battaglia. Salvatore Pollara rimane per tutti noi un esempio assoluto di moralità e correttezza”.